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6 aprile 2009 -2019, L’Aquila: la notte della memoria

At 3.32 am on April 6th 2009, the the city of l’Aquila was hit by a devastating magnitude 6.3 earthquake. 309 people died. 10 years later, on April 6th 2019, to commemorate the victims of that tragedy, and to demand justice and prevention, a large torchlight procession was held, a numerous and silent procession. What are the data that emerged from these 10 years? And how can we protect ourselves from earthquakes in Italy? I talk about it in this episode hoping to be able to contribute to a culture of prevention.

Ascolta il Podcast:

Nell’aprile 2009 abitavo ancora a Firenze, la mia città d’adozione per diversi anni, e mi stavo preparando a partire per il Canada. Due settimane prima della mia partenza un brutto ricordo fu segnato nella memoria collettiva quando alle 3,32 del 6 aprile l’Aquila fu colpita da un devastante terremoto di magnitudo 6.3.

Avevo avvertito la scossa nella notte e mi svegliai la mattina seguente con delle immagini alla tivù dell’Aquila, l’epicentro del terremoto, sotto le macerie.

Moririono 309 persone.

10 anni dopo, il 6 aprile 2019, per ricordare le vittime di quella tragedia, e per chiedere giustizia e prevenzione, si è tenuta una grande fiaccolata, un corteo numeroso e silenzioso.

Il corteo ha incluso tutta l’Italia, gli italiani, le istituzioni, anche i vigili del fuoco, loro stessi colpiti e soccorritori quella notte, per significare che queste ripetute tragedie ci toccano tutti.

Il Primo Ministro Conte ha sottolineato che, “abbiamo il dovere di ricordare.”

Ma onestamente, la memoria non basta. Nella notte della memoria si fanno i bilanci, purtroppo non positivi. L’Aquila è una città rinata a metà e tanto resta da fare per la ricostruzione. Si fanno i conti con quello che non si è fatto.

Ecco i dati:

Secondo i dati della ricostruzione quella privata sta andando bene oltre il 50%, mentre la ricostruzione pubblica è molto indietro con solo 20% di opere completate.

Intanto nessuna scuola è stata ricostruita e sola una è in via di ricostruzione.

10 mila persone vivono ancora nelle “new town” 19 agglomerati di casette temporanee nella periferia, ma quello che manca è il tessuto sociale ed economico per fare ripartire le comunità.

È mancata la ricostruzione morale. Infatti dopo la prima fase dell’emergenza inizia una ancora più grave, la ricostruzione della comunità che consente di rimanere nel proprio territorio. Si rischia che i piccoli borghi perdano la propria identità.

Cultura non di prevenzione:

Secondo Mario Tozzi, geologo italiano e conduttore del programma su Rai3 “Sapiens, un solo pianeta”, in 10 anni siamo riusciti a incorporare una cultura di rischio, ma non di prevenzione.

Una cosa che non si è capita, dice, è che il nostro paese è fatto di una grande bellezza, ma anche di terremoti. “Siamo fatti di borghi e faglie”

L’Italia è fatta così. L’unica cosa che possiamo fare è costruire bene, perché il terremoto non ti ammazza di suo. La casa costruita male sì. È una scelta culturale prima che tecnologica.

In questi 10 anni questo concetto ha fatto strada, ma non abbastanza.

Infatti, Luigi D’Angelo, direttore della Protezione Civile Italiana, spiega come i soldi spesi per l’emergenza e i soccorsi degli ultimi 3 terremoti in Italia potevano essere investiti per mettere in sicurezza il territorio nazionale.

Tra i terremoti dell’Aquila nel 2009, dell’Emilia Romagna nel 2012 e di Amatrice nel 2016, sono stati spesi circa 5 miliardi di euro per gestire le spese di emergenza, che ci ha permesso di accedere al Fondo di Solidarietà Europea che poi ha consentito di fare una stima della somma necessaria per ricostruire.

Il doppio di questa somma permetterebbe un’attività di ricostruzione in tutta l’Italia.

È un evento naturale che diventa catastrofico per colpa nostra precisa Mario Tozzi e che si potrebbe prevenire in 3 modi:

  • stando attenti a dove si costruisce,
  • costruendo bene,
  • e restaurando gli edifici esistenti.

In Italia, infatti ci sono centri medievali che hanno retto bene al terremoto, come per esempio Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo, Cerreto Sannita in Campania, e Grammichele a Catania.

In passato sapevamo costruire bene e sapevamo farlo anche rispetto agli eventi naturali.

Gli edifici che oggi crollano sono del 1918 in poi non quelli antichissimi.

Ci vorrebbe un piano nazionale antisismico come per esempio in Turchia, un paese non tanto più sviluppato dell’Italia.

Ci vogliono decisioni più stringenti sulle abitazioni private, una carta d’identità del posto dove si vive: ”il fascicolo del fabbricato” che si fatica a tirare fuori per paura di perdere valore nell’immobile.

Ma bisogna sapere:

  • quando è stato costruito,
  • come è stato fatto,
  • su che terreno sta;

Piccoli interventi si possono fare anche sul già costruito. Infilando delle catene nei muri per tenere solidali i muri con i solai costa circa 100 euro al metro lineare e questo basta a salvarti la vita.

Piuttosto che pensare al grande arredamento dovremmo pensare prima a questo. E infine Tozzi consiglia un’assicurazione che ti consente di cavartela un po’ più da solo. Altrimenti si pesa sulla collettività, una cosa non giusta se non si è stati attenti a come costruire.

Norcia è un buon esempio di prevenzione. Quindi buone pratiche ci sono e vanno addottate.

Parliamo dei costi psicologici del terremoto:

La dottoressa Isabel Fernandez dell’EMDR, parla dei costi della salute mentale e dei traumi collettivi.

Le persone hanno reazioni che non vanno in remissione spontanea, soprattutto se restano nel luogo del disastro. Con il passare del tempo le cose non migliorano se non ricevono un aiuto di progettualità di medio e lungo intervento.

Come a San Giuliano dove nel terremoto del 2002 morì l’intera prima classe elementare del paese sotto il peso della scuola. Dal 2002 al 2012 le persone sono rimaste bloccate nel tempo e non riescono a sollevarsi, Bisogna quindi intervenire con metodi specialistici.

Esiste un percorso escursionistico solidale.

Si chiama ”Il cammino nelle Terre Mutate” ed è un percorso di 250 km a piedi da Fabbriano a l’Aquila attraversando 4 regioni, le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Lazio in aree colpite da terremoti. Un turismo che si ferma nei luoghi e li attraversa lentamente.

Si può percorrere da soli essendo il persorso segnato o anche in gruppi. È comunque sconsigliato nei mesi rigidi invernali siccome alcuni tratti sono ad alta quota.

Ci sono 14 tappe, provviste di stutture ricettive. Il transito in questi luoghi aiuta le comunità ad aggrapparsi ad una speranza di rinascita. L’intento è anche di riattivare un’economia legata al turismo lento e sostenibile, contrario a quello che affligge i centri storici tipo Firenze, Venezia e Roma.

Cosa sappiamo di certo del futuro:

Sappiamo che i prossimi terremoti colpiranno Catania, Irpinia, l’Emilia Romagna, e il Friuli.

Ma la prossima volta saremo preparati?


Colors in Italian | 10 aforismi letterari sui colori (audio)

With spring only two weeks away and the landscape preparing to burst into brilliant colors, let’s embrace the colors through the words of Italian writers.
I selected the ones that inspired me to write this post.

Con la primavera in arrivo e il paesaggio che si prepara ad esplodere con colori brillanti, abbracciamo i colori attraverso le parole degli scrittori italiani.

Ho selezionato quelli che mi hanno ispirato a scrivere questo post.

Pronti a lasciare che i colori della lingua ti mettano di umore primaverile?

Ascolta prima e leggi dopo, o viceversa! Puoi scaricare i file audio per ascoltarli quando e quante volte desideri.

With spring arriving and the landscape preparing to burst into brilliant colors, let’s embrace the colors through the words of Italian writers.

I selected the ones that inspired me to write this post.

Pronti? Ready to let the colors of language put you in a Spring mood?

Listen first and read later, or the other way around! You can download the audio files to listen to them when and as many times you wish.

Buon ascolto, Mirella

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.
(Cesare Pavese)

Every new morning, I will go out into the streets looking for colors.
(Cesare Pavese)

A volte le parole non bastano.
E allora servono i colori.
E le forme.
E le note.
E le emozioni.
(Alessandro Baricco)

Sometimes words are not enough.
So then colors are needed.
And forms.
And notes.
And emotions.

(Alessandro Baricco)

Era una donna meravigliosa, con gli occhi verdi, i capelli rossi, l’abito azzurro e le scarpe gialle. Volete sapere come è andata a finire? In bianco. (Totò)

She was a wonderful woman, with green eyes, red hair, blue dress and yellow shoes. Do you want to know how it ended? I failed to score.
(Totò)

Ai colori si chiede conforto, al linguaggio colore.
(Marcella Tarozzi Goldsmith)

Colors are asked for comfort, language is asked for color.
(Marcella Tarozzi Goldsmith)

La sensibilità è una condanna, ma ti consente di cogliere migliaia di colori in un viaggio in bianco e nero.
(Michelangelo Da Pisa)

Sensitivity is a condemnation, but it allows you to capture thousands of colors on a black and white journey.
(Michelangelo Da Pisa)

Pelle Bianca come la cera
Pelle Nera come la sera
Pelle Arancione come il sole
Pelle Gialla come il limone
tanti colori come i fiori.
Di nessuno puoi farne a meno
per disegnare l’arcobaleno.
Chi un sol colore amerà
un cuore grigio sempre avrà.
(Gianni Rodari)

White skin like wax.
Black skin like the evening
Orange skin like the sun
Yellow skin like lemon
many colors like flowers.
Nobody can do without them
to draw the rainbow.
Those who one color will love
a gray heart will always have.

(Gianni Rodari)

Il mio colore preferito è il cioccolato.
(Anonimo)

My favorite color is chocolate.
(unknown)

La scrittura può descrivere i colori, ma ogni descrizione è un’ombra.
(Marco Ercolani)

Writing can describe colors, but every description is a shadow.
(Marco Ercolani)

Ogni cosa è un colore. Ogni emozione è un colore. Il silenzio è bianco. Il bianco infatti è un colore che non sopporto: non ha confini. Passare una notte in bianco, andare in bianco, alzare bandiera bianca, lasciare il foglio bianco, avere un capello bianco… Anzi, il bianco non è neanche un colore. Non è niente, come il silenzio. Un niente senza parole e senza musica. In silenzio: in bianco.”
(Alessandro D’Avenia)

Everything is a color. Every emotion is a color. Silence is white. In fact, white is a color that I cannot stand: it has no boundaries. (Passare una notte in bianco) Spend a sleepless night, (andare in bianco) fail to score,
(alzare bandiera bianca) raise the white flag, (lasciare il foglio bianco ) leave the page blank, (avere un capello bianco) have a white hair… Indeed, white is not even a color. It is nothing, like silence. A nothing without words and without music. In silence: in white. ”
(Alessandro D’Avenia)

Io so i colori dei mestieri:
sono bianchi i panettieri,
s’alzano prima degli uccelli
e hanno la farina nei capelli;
sono neri gli spazzacamini,
di sette colori son gli imbianchini;
gli operai dell’officina
hanno una bella tuta azzurrina,
hanno le mani sporche di grasso:
i fannulloni vanno a spasso,
non si sporcano nemmeno un dito,
ma il loro mestiere non è pulito.
(Gianni Rodari)

I know the colors of the trades:
The bakers are white,
they rise before the birds
and they have flour in their hair;
the chimney sweepers are black,
the painters are of seven colors;
The car repair workers
have a nice blue suit,
their hands are dirty with grease:
the tramps go wandering,
they never get a finger dirty,
but their trade is not clean.

(Gianni Rodari)

Salice Terme – Pavia, foto di Roberto Robaudi

Impariamo il vocabolario: ”attività e passatempi”

Mentre compilavo questa lista mi sono resa conto dell’enorme quantità di ”attività e passatempi” (hobbies) che esistono e che pratico o che vorrei praticare, tempo permettendo! Sono pochi quelli in questa lista di 24 ”attività e passatempi” a cui non mi dedico per il momento, per esempio fare il giocoliere, andare in deltaplano, giocare a golf,  o fare skate.

Poi ci sono quelle che pratico ogni giorno, tipo giocare con il gatto! Siccome lavoro da casa, riesco a gestire il mio tempo per coltivare molti interessi, tra cui leggere, dipingere. cucinare, fare yoga, ecc.

Sono particolarmente portata per le attività creative per cui credo di dover fare prossimamente una lista dedicata ad esse. Che ne dici?

A quali di queste o altre attività e passatempi ti dedichi? Fammi sapere nei commenti.


While I was compiling this list I realized the enormous amount of ”attività e passatempi ‘‘ (activities/hobbies) that exist and that I practice or would like to practice, time permitting! There are few in this list of 24 activities/hobbies that I’m not dedicated to for the moment, for example juggling, hang-gliding, playing golf, or skateboarding.

Then there are those that I practice every day, like playing with the cat! Since I work from home I can manage my time to cultivate many interests, including reading, painting. cooking, doing yoga, etc.

I’m particularly interested in creative activities so I think I need to do a list about them soon. What do you say?

Which of these or other activities and hobbies do you dedicate time to? Let me know in the comments.


Why do Italians say “vuoi favorire” at the dinner table?

As everyone knows food is sacrosanto in Italy! Sharing and enjoying meals in company of family and friends is central to Italian culture. In fact, we even have a popular proverb that says: “chi mangia da solo si strozza” (if you eat alone, you’ll choke).

– “Buon appetito!”
– “Grazie, vuoi favorire?”

As everyone knows food is sacrosanto in Italy! Sharing and enjoying meals in the company of family and friends is central to Italian culture. In fact, we even have a popular proverb that says: “chi mangia da solo si strozza” (if you eat alone, you’ll choke).

The verb favorire, v. tr. [der. di favore] (io favorisco, tu favorisci, ecc.). to favor/to accommodate/to encourage, has many uses in the Italian language.

When it’s used at the dinner table, “Vuoi favorire?”, “ Vuole favorire?” (formal), “Volete favorire?”, it’s an invitation while eating or about to start eating, to accept your food, and to eat together.

The answer that follows is “, grazie, tanto per favorire. (o tanto per gradire).” The translation may sound something like “Yes, thank you, I favor your kind offer.”

In English you would say, “Would you like to join me?”, although it’s not quite the same thing. Favorire demonstrates one’s favor to a person, granting her/him help and protection. It could originate from a recent past of famine and poverty in which Italians supported each other with food, and shelter.

The generosity implicit of this word has not become obsolete. I think it’s ingrained in our DNA.

A student of mine pointed out the other day that it would be funny in North America, if everybody at a food court in a mall went around with their food asking “Vuoi favorire?”

Yes, maybe she’s right! Nevertheless, my aunt always asks “Volete favorire?” laying a tablecloth on the deck during long ferry rides to Sardinia.

Alla prossima,
Mirella


The latest articles:

Laughing is good for our health and you’ll even practice Italian with my ebook:


How to use the verb dovere

 

In a recent article I explained how to use “potere”
 
Let’s rejoice that among the 4 verbi modali, potere, volere, dovere, sapere, also known as verbi servili, potere is the most difficult to grasp.
 
So, take a sigh of relief, un sospiro di sollievo, because it will only get easier now. Trust me, fidati!
 
In this article we’ll tackle the verb dovere
 
As I mentioned previously, the hardest part when using i verbi modali is knowing when to use l’imperfetto and il passato prossimo. 
 
However, when you use dovere keep these rules in mind to simplify the translation with regards to these two tenses.
 
L’imperfetto:
  • the obligation to do something
  • the necessity to do something
  • supposed to do something, but didn’t do it
Dovevo finire i compiti prima di uscire.
– I had to finish my homework before going out.
 
Dovevo imparare l’imperfetto prima di fare gli esercizi.
– I needed to learn the imperfect before doing the exercises.
 
Dovevo chiamarti, ma ho perso il tuo numero.
– I was supposed to call you, but I lost your number.
 
 
Il passato prossimo :
  • the obligation to do something – usually in a specific time in the recent past
  • the necessity to do something – usually in a specific time in the recent past
Oggi ho dovuto finire i compiti prima di uscire.
Today I’ve had to finish my homework before going out.
 
Ho dovuto imparare l’imperfetto durante il semestre.
– I’ve needed to learn the imperfect during the semester.
 
Tutto chiaro? Try the quiz below and let me know in the comments how it goes.
 
If you know someone who struggles with i verbi modali,  share this with them!
 
Alla prossima, 
Mirella
 

Quiz: how to use dovere

Inizia il quiz!

 

 

Read about another ”verbo modale” :

How to use the verb potere

La Storia della Cultura Italiana: Gli Etruschi

 
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Italian gelato: helping children with a gelato sospeso

Non solo un gelato ma un gusto d’amore

Ricordo da bambina a casa dei nonni non mancava mai dopo il pranzo la tanto attesa domanda: “Mirella, lo vuoi il gelato?” seguita dai miei salti di gioia e la corsa verso la gelateria. I nonni, poverini, faticavano a starmi dietro!
Purtroppo tanti bambini non avevano e non hanno questa fortuna.
Quest’articolo parla di un’associazione italiana che regala gelati a bambini meno fortunati. Buona lettura, Mirella
 
p.s. Non perdere la prossima settimana la seconda parte di how to use “potere
 
I remember when I was a child at my grandparents’ house, I never missed the long-awaited question after lunch: “Mirella, do you want ice cream?” followed by my leaps of joy and the rush to the ice cream shop. My grandparents, poor them, struggled to keep up with me!
Unfortunately, many children did not have and do not have this luck.This article is about an Italian association that donates ice cream to less fortunate children. Enjoy, Mirella
 
p.s. Stay tuned next week for the the second part of  how to use “potere

 

Not Only an Ice Cream but a Taste of Love

di Linda  Cooper, 30 luglio 2018

A quale bambino non piace il gelato?  Per molti bambini è il cibo più squisito – perfetto in una calda giornata estiva! Ma per alcuni bambini è una gioia della quale devono fare a meno perché le loro famiglie non possono permetterselo.  Ma adesso, grazie a Salvamamme, un’associazione che aiuta le famiglie in situazioni difficili, questi bambini, meno fortunati, possono godersi un cono gustoso e rinfrescante.

What child doesn’t like ice cream? For many children it is the most scrumptious  food – perfect on a hot sunny day! But for some children it is a joy they must do without because their families are not able to pay for it.  But now, thanks to Salvamamme, an association that helps families in difficult situations, these less fortunate children can enjoy a tasty, refreshing cone.

Salvamamme è nata quasi venti anni fa.  L’associazione risponde ai bisogni delle famiglie in crisi, intervenendo nei momenti cruciali e offrendo aiuto alle donne vittime di violenza. Per saperne di più su Salvamamme, vai al sito www.salvamamme.it.

Almost 20 years ago, Salvamamme was born.  The association responds to the needs of families in crisis, intervening in crucial times and offering help to women victims of violence.  To learn more about Salvamamme, go to the website www.salvamamme.it.

Nel 2015 Salvamamme ha avuto un’altra buon’idea.  Sapeva che in estate, quando fa caldissimo, ci sono tanti bambini che chiedono ai genitori, “Posso avere del gelato?” Sfortunatamente, molte di queste famiglie, in una difficile situazione economica, non hanno i soldi per comprare un cono.  Che delusione!

In 2015 Salvamamme had another good idea.  They knew that in the summer, when it is very warm, there were many children that would ask their parents, “Can I have some ice cream?”  Unfortunately, many of these families, in a difficult economic situation, did not have the money to buy a cone. What a disappointment!

L’idea geniale si basa su un’antica tradizione napoletana che si chiama “caffè sospeso” che significa un caffè in attesa. Dopo la seconda guerra mondiale, per esprimere solidarietà con quelli meno fortunati, quando una persona andava al bar a bere un caffè, ne pagava due e lasciava il secondo in “sospeso” per una persona che non aveva la  possibilità di pagarlo. Quest’usanza si è diffusa attraverso l’Italia ed oggi è possibile regalare un caffè in molti bar italiani.

The brilliant idea is based on an ancient Neapolitan tradition that is called “caffè sospeso”which means “coffee in waiting.”  After the Second World War, in order to express solidarity with those less fortunate, when a person went to the bar to have coffee, they would pay for two of them and would leave the second in “sospeso” for a person without the ability to pay for it.  This custom spread across Italy and today it is possible to gift a coffee in many Italian bars.

E quindi è nata l’idea del gelato “sospeso”.  Oggigiorno dal 1 giugno fino al 31 ottobre, quando compri un gelato per te o per i tuoi bambini, puoi lasciarne uno in “sospeso” per un bambino meno fortunato.  Sul bancone della gelateria c’è un vaso di vetro dove puoi lasciare l’offerta. Accanto al vaso c’è una locandina che dice, “Noi aderiamo alla campagna gelato sospeso.  Lascia pagato a un bambino un gelato.” Sono tantissime gelaterie in tutte le regioni italiane che partecipano a questo progetto generoso. Dal 2015 al 2017 sono stati donati più di 100.000 gelati!

And so the idea of ice cream “sospeso” was born.  Nowadays from June 1 until the 31st of October, when you buy an ice cream for yourself or for your children, you can leave one in “sospeso” for a child less fortunate.  On the counter of the ice cream shop there is a glass jar where you can leave the offering. Next to the jar there is a little poster that says, “We enroll in the ‘gelato sospeso’ campaign. Leave an ice cream paid for, for a child.” There are a great many ice cream shops in all the Italian regions that participate in this generous project.  From 2015 to 2017 more than 100,000 ice creams have been donated!

Se vai in Italia quest’estate e hai voglia di un gelato, fai attenzione a questi vasi trasparenti.  È un’opportunità di donare un gelato, ma anche un sorriso. Troverai le gelaterie aderenti al progetto al sito www.gelatosospeso.it  Ci vuole poco per rendere felice un bambino e scommetto che ti sentirai molto felice, anche tu.

If you are going to Italy this summer and you have the desire for an ice cream, look for these transparent jars.  It is an opportunity to donate an ice cream but also a smile. You will find the ice cream shops that are enrolled in the project at the site www.gelatosospeso.it.  It doesn’t take much to make a child happy and I will bet that you too will feel very happy!

Condividi quest’articolo con i tuoi amici così la prossima volta che andranno in Italia anche loro potranno regalare un gelato sospeso!

Share this article with friends so the next time they go to Italy they can donate un gelato sospeso!

*Le informazioni in quest’articolo sono state raccolte dal podcast “Al dente 138 (20 luglio 2018) e dal sito www.gelatosospeso.it


About the author:
Linda Caprio Cooper is an Italian-american with a great passion for her Italian heritage who has been studying Italian with Mirella for over 2 years. She enjoys writing short stories in Italian and exploring the Italian language and culture.

Read next:

How to use the verb potere

Improve your speaking and grammar while learning some Italian jokes!

Laughing and learning italian ebook

Come usare il verbo potere

How to use the verb potere


Uno dei verbi che crea più confusione è “potere”, soprattutto se nella lingua madre dello studente si traduce in modo diverso.

Il verbo “potere” appartiene al gruppo dei verbi conosciuti come i verbi servili o verbi modali, che include anche “volere” e “dovere”.

La cosa difficile dei verbi servili è sapere quando usare l’imperfetto e il passato prossimo.

Ecco due regole da seguire:

Potere + imperfetto:

  • Potevo fare…, e l’ho fatto o non l’ho fatto….;
    I could have done…, but I did or didn’t;
  • Avevo il permesso di fare qualcosa;
    I had permission to do something;

Potevo finire di mangiare la cena prima di uscire, ma non l’ho fatto.
– I could have finished eating dinner before going out, but I didn’t.

Potevo uscire solo se finivo tutti i compiti.
– I could go out only if I finished all my homework.

Potere + passato prossimo :

  • Ho potuto fare qualcosa e l’ho fatto;
    I was able to do something and I did it;
  • non ho potuto fare qualcosa e non l’ho fatto;
    I wasn’t able to do something and I didn’t do it;

Ho potuto finire di mangiare la cena ieri sera perché avevo tempo.
– I could finish eating dinner yesterday because I had time.

Non ho potuto finire di mangiare la cena ieri sera perché non avevo tempo.
– I couldn’t finish eating dinner yesterday because I didn’t have time.

Tutto chiaro? Prova a fare il quiz e fammi sapere come va nei commenti.

Se conosci qualcosa che ha difficoltà con i verbi servili inviagli questa spiegazione.

Alla prossima, 
Mirella

Quiz: how to use potere

Inizia il quiz!


(English follows)
 
One of the most confusing verbs to learn is “potere”, especially if it translates differently into a student’s native language.
 
The verb “potere” belongs to the group of verbs known as i verbi servili or verbi modali, along with “volere” and “dovere”.
 
The tricky thing about using i verbi servili is knowing when to use l’imperfetto and il passato prossimo. 
 
Here are two rules to follow:
 
Potere + imperfetto:
  • I could have done…, but I did or didn’t…;
  • I had permission to do something;
Potevo finire di mangiare la cena prima di uscire, ma non l’ho fatto.
– I could have finished eating dinner before going out, but I didn’t.
 
Potevo uscire solo se finivo tutti i compiti.
– I could go out only if I finished all my homework.

 
Potere + passato prossimo :
  • I was able to do something and I did it;
  • I wasn’t able to do something and I didn’t do it;
Ho potuto finire di mangiare la cena ieri sera perché avevo tempo.
– I could finish eating dinner yesterday because I had time.
 
Non ho potuto finire di mangiare la cena ieri sera perché non avevo tempo.
– I couldn’t finish eating dinner yesterday because I didn’t have time.

 
Tutto chiaro? Try the quiz and let me know in the comments how it goes.
 
If you know someone who struggles with i verbi modali, or with any Italian verbs, share this with them!

Alla prossima, 
Mirella
 

Quiz: how to use potere

Inizia il quiz!

 
 
 
 


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